Il porto di Gioia Tauro ha una storia e una realtà del tutto particolari. Nato per essere asservito al V° centro siderurgico che, a causa delle crisi mondiali e nazionale del settore, non fu più realizzato è oggi, grazie anche all'intuizione dell'imprenditore genovese Ravano, il più grande terminal per il transhipment del Mediterraneo.
Dai 16.034 TEUs movimentati nel 1995, si è rapidamente passati all'oltre mezzo milione di TEUs nell'anno successivo e poi al 1.448.531 TEUs del 1997, per superare i due milioni nel 1998, sino agli oltre 3.000.000 dell'anno scorso.
Dati questi significativi di un incessante e atipico sviluppo, in particolare per una portualità come quella italiana che nei precedenti decenni aveva conosciuto momenti di preoccupante riflusso.
Eppure le cifre appena indicate, insieme a quelle delle circa 3.000 navi che annualmente fanno scalo a Gioia Tauro, non devono far cullare sugli allori conquistati gli operatori e enti interessati allo sviluppo del porto.
Mai come in questo momento, infatti, la portualità mondiale, e in particolare quella che fa riferimento al traffico contenitori, ha conosciuto un incremento della velocità con cui si modificano gli scenari operativi.